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venerdì 1 marzo 2013

Il mistero sulla morte di Elvis Presley

Come spesso avviene dopo la morte di icone del mondo della musica o del cinema (vedi Michael Jackson e James Dean), anche Elvis Presley è entrato nella leggenda e la sua morte è avvolta, ancora oggi nel mistero.
Elvis, il re del rock 'n roll, sembrava immortale agli occhi dei suoi fans, ma la morte ha raggiunto anche lui, o perlomeno così si pensa.
Elvis Presley è stato trovato morto il 16 Agosto 1977 nel bagno della sua reggia di Graceland, con il viso nel suo stesso vomito.
I medici che hanno fatto l'autopsia sul corpo da subito affermano che Elvis è morto per un infarto, causato, molto probabilmente, dal peso eccessivo del re del rock che nel 1977 pesava 160 Kg.
Ma sulla sua morte ci sono, in realtà, 4 ipotesi:
  1. la prima dice che Elvis sia deceduto per cause naturali, appunto l'infarto o una crisi respiratoria;
  2. la seconda pensa al suicidio per depressione, ma i più attenti dicono che Elvis si sarebbe suicidato in modo diverso e non in presenza della figlia;
  3. la terza pensa, invece, all'omicidio: un'ipotesi presa in considerazione anche dal padre del cantante che fece le sue indagini, assoldando anche un detective;
  4. la quarta è quella della messa in scena.
Soffermiamoci soprattutto sulle ultime due, tenendo conto di due elementi importanti: sulla lapide di Elvis il suo secondo nome, Aron, è sbagliato ed è scritto con due A, cioè AARON, e il suo cadavere nella bara risulta essere troppo magro rispetto all'Elvis del 1977, tant'è che si suppone fosse una statua di cera.
Ritornando all'ipotesi di omicidio, si suppone che Elvis, così come Lennon, Janis Joplin, sia stato fatto fuori da chi non era d'accordo sulla diffusione di quest'icona di giovani svegli; altri, invece, credono che sia stato ucciso dai narcotrafficanti visto che il giorno dopo la sua morte Elvis avrebbe dovuto confessare contro dei narcos e visto che offriva la sua collaborazione a Nixon per combattere il traffico di droga.
Per quanto riguarda l'ipotesi della messa in scena, bisogna aggiungere che Elvis aveva a che fare con il Priorato di Sion, una società segreta che combatte il comunismo internazionale e che lo avrebbe così "nascosto" agli occhi del mondo, fornendogli magari una nuova identità.
E in effetti c'è chi riconosce nel cantante Jon Cotner proprio il re del rock.
Jon Cotner si fa anche chiamare Mistery Man 1835, un nome piuttosto strano: addirittura, i fans riconoscono in quel numero la data di nascita di Elvis: 1 è il mese di nascita, 8 il giorno, 35 l'anno di nascita.
Lo stesso Jon Cotner era presente all'elezione di Obama nel 2009, ma da un'analisi della voce e del viso sono pochi i punti in comune.
Oltre a tutte queste ipotesi ce n'è un'ultima, forse più azzardata delle altre: quella che presume la provenienza di Elvis da un altro pianeta, un alieno, e che quindi non sia morto, ma ritornato al suo pianeta d'origine.

giovedì 7 febbraio 2013

Michael Jackson è vivo?

Il 25 Giugno 2009 morì il re del pop, Michael Jackson, ma da quel giorno non si è fatto altro che parlare di una messa in scena.
La notizia sconvolse il mondo intero e soprattutto i fans che erano pronti per assistere al ritorno sul palco del re del pop.
Eppure c'è chi dice che Michael Jackson sia ancora vivo.
Tralasciando i falsi video in circolazione, ce 'è uno che potrebbe fornire varie risposte, oltre a sollevare diversi quesiti.
Si tratta di un'intervista rilasciata da uno degli amici più cari dell'artista, Dave Dave, al Larry King Live, nel giorno dei funerali di Michael Jackson.


Dave, il cui nome reale è Dave Rothenberg, è stato uno dei tanti bambini salvati dal re del pop: Dave da piccolo riportò ustioni gravi sul 90% del corpo, a causa del padre che tentò di bruciarlo vivo.
Michael si prese cura di lui pagando per tutti gli interventi chirurgici che gli restituissero un aspetto quanto più umano.
Nel corso della trasmissione "Mistero" sono stati fatti dei confronti tra la voce e l'aspetto di questo Dave e Michael Jackson: i punti in comune sono davvero numerosi.
Stesso modo di inclinare la testa, stessa distanza degli occhi, stesso modo di serrare le labbra in caso di emozione e stessa voce.
Che siano solo coincidenze?
In molti pensano che Michael Jackson sia ancora vivo e che questa intervista sia stato solo un messaggio per tutti i suoi fans che lo avrebbero così riconosciuto e avrebbero ritrovato in questo ennesimo travestimento il Michael eterno Peter Pan, colui che è sempre stato un uomo buono e altruista, attento a donare un'infanzia a tutti quei bambini che hanno rischiato di perderla, proprio come è successo alla sua infanzia.

venerdì 1 febbraio 2013

James Dean: il mistero della sua morte

Ci sono attori o cantanti che diventano dei miti grazie alla loro lunga carriera, fatta di successi e soddisfazioni; ma c'è anche chi entra nel mito, a seguito di una morte improvvisa e sconvolgente.
Tra i tanti miti del cinema c'è sicuramente James Dean.
Nato nel 1931 in Indiana, Dean fu mandato dal padre a vivere con gli zii in California.
Broadway, durate uno show, incontra il regista Elia Kazan che lo scrittura per un suo film.
La bellezza, lo sguardo da duro, da uomo sfacciato e dannato gli permettono di recitare nel ruolo da protagonista nel film La valle dell'Eden, del 1955.
Sarà un successo planetario che farà di Dean l'esempio per tutti i giovani americani, emarginati, incompresi e perseguitati da un'angoscia esistenziale, tipica del tempo.
Il suo secondo film, Gioventù bruciata, lo renderà una leggenda, ancor più un simbolo di una vita spericolata e della rivolta generazionale per la ricerca della felicità.
Il suo sogno, però, si interrompe il 30 Settembre 1955, a soli 24 anni: James Dean era a bordo della sua Porsche 550 Spider quando si scontra contro un auto, una Ford del 1950, guidata da uno studente di 23 anni, nel punto in cui l'autostrada n°41 incrocia la n°46.
La versione ufficiale afferma che è stata l'auto dello studente a tagliare la strada a James Dean che muore sul colpo, trapassato dal piantone dello sterzo.
A 57 anni dalla sua morte sono ancora tanti i misteri sull'accaduto: si è davvero trattato di un incidente?
Pare, infatti, che James Dean viaggiasse a velocità molto sostenuta e che fosse diretto in California per una gara automobilistica: ciò sembra alquanto insolito in quanto l'attore statunitense amava sì le gare, ma era sostenitore di una campagna sociale per scoraggiare i giovani a guidare ad alta velocità.
E se ci fosse stata un'altra persona alla guida dell'auto?
Da alcune testimonianze pare che James Dean fosse in compagnia di un ragazzo, un amico molto intimo.
Girava voce che l'attore fosse omosessuale: lo aveva dichiarato apertamente tanto da essere esonerato dal servizio militare.
E molto probabilmente questo era troppo da accettare negli anni 50 tant'è che l'identità del compagno fu cancellata e il caso archiviato.
Alla morte misteriosa di James Dean si deve aggiungere la leggenda della maledizione della Gioventù bruciata: altri due attori del film morirono (Sal Mineo e Natalie Wood) e anche l'auto dell'attore, soprannominata Little Bastard, ha portato a gravi conseguenze.
Dopo l'incidente, diversi pezzi dell'auto furono venduti e montati su altre auto: tutte hanno causato gravi incidenti stradali e diverse morti.
La carrozzeria e il telaio furono utilizzati in una campagna sociale contro la velocità stradale e in ogni tappa seminò il panico, causando numerosi incidenti stradali.
Oggi possiamo dire che James Dean è stato un ragazzo che ha vissuto la sua vita, senza nascondersi mai, combattendo contro tutto e tutti.
D'altronde, lui diceva sempre:
"Sogna come se dovessi vivere per sempre
Vivi come se dovessi morire oggi" 

sabato 17 novembre 2012

La leggenda della rosa Cherokee

L'altra sera ho iniziato a seguire un telefilm americano, The Walking Dead: un telefilm fatto di uomini, unici sopravvissuti in un mondo in cui regna il caos e abitato in maggior parte da zombie.
In uno degli episodi della seconda stagione, sono venuta a conoscenza di una leggenda, propria degli Indiani d'America.
La leggenda è quella della rosa cherokee.
Si tratta di un fiore estremamente bello che oggi è il simbolo dello stato della Georgia, ma esso è legato al cosiddetto Sentiero delle lacrime.
Lungo questo sentiero, i soldati americani deportarono gli indiani per trasferirli dalle loro terre nel sud est degli Stati Uniti.
Il sentiero è stato soprannominato Sentiero delle lacrime perchè tante furono le lacrime che le madri indiane versarono per i loro figli, molti dei quali morirono durante il tragitto, a causa dell'assideramento, della fame e delle malattie.
Così, gli anziani pregarono affinchè il cielo inviasse loro un segno di conforto in grado di dare coraggio, forza e speranza a quella madri, distrutte dal dolore.
Il giorno dopo, proprio lungo quel sentiero, comparvero le rose cherokee, nei punti in cui erano cadute le lacrime delle madri indiane.
Quelle rose Cherokee (il cui nome deriva proprio dalla tribù Cherokee degli Indiani d'America) hanno petali bianchi in ricordo delle lacrime di quelle donne, le foglie sono 7 come i clan della tribù dei Cherokee e il centro del fiore è di color oro come lo stesso oro che gli Americani sottrassero a quella tribù.

sabato 7 luglio 2012

Chi è Minosse?

Dopo Scipione e Caronte, adesso arriva anche Minosse, il terzo anticiclone subtropicale sahariano di quest'estate che più calda non si può.
Pare che con Minosse le temperature raggiungeranno anche i 42 gradi e resteranno tali almeno fino al 15 Luglio.
Qualche giorno fa cercai di comprendere il perchè del nome Caronte ad un anticiclone, arrivando alla conclusione che forse il tutto è da ricollegarsi all'Inferno e alle temperature infernali di questi giorni.
E così, facendo delle ricerche anche per Minosse, ho scoperto che anche questa figura si trova nell'Inferno: Dante ce lo presenta all'entrata del Cerchio II: Minosse è un giudice infernale al cui cospetto si presentano le anime per confessare i loro peccati e scoprire la loro destinazione.
Minosse li ascolta e indica loro il cerchio dell'Inferno attraverso un serpente che arrotola la coda di tante spire quanti sono i cerchi di destinazione.
Ma nella vita Minosse fu il re di Creta e a lui si ricollega la leggenda del Minotauro.
Il Minotauro, un mostro mezzo uomo e mezzo torno, nacque dall'unione tra la moglie di Minosse, Parsifae, e un toro.
Il re fece così costruire un labirinto da Dedalo per rinchiudervi questa creatura mostruosa e costringendo lo stesso Dedalo e suo figlio Icaro a vivere lì dentro, temendo che potessero svelare in giro i segreti del labirinto.
Icaro riuscì a fuggire via grazie a delle ali di cera che suo padre stesso aveva costruito, ma, incurante dei consigli del padre, si avvicinò troppo al Sole, facendo sciogliere così la cera.
Precipitò in mare, trovando la morte.
In quello stesso labirinto si recò Teseo per uccidere il Minotauro: la figlia di Minosse, Arianna, innamorata del giovane, gli diede una matassa di filo che, se seguita a ritroso, lo avrebbe portato fuori dal labirinto.
E così avvenne: Teseo portò con sè la giovane Arianna per abbandonarla poi sull'isola di Nasso.
E allora perchè il nome di Minosse a un anticiclone?
Forse, da giudice infernale, ascolterà i nostri lamenti su questo caldo torrido e ci dirà che questo Inferno finirà con lui.
Lo spero vivamente!

mercoledì 27 giugno 2012

Chi è Caronte?

In questi giorni non si fa altro che parlare dell'ondata di caldo che sta colpendo la penisola.
Prima Scipione, ora Caronte: quest'ultimo, secondo i meteorologi, arriverà venerdì con temperature fino ai 40°C, soprattutto nel Sud Italia.
Andando però oltre la meteorologia, quel nome, Caronte, ha risvegliato in me tanti ricordi del liceo, quando per la prima volta incontrai questa figura mitologica nell' Inferno dantesco della Divina Commedia.
Dante incontra Caronte nel III canto dell'Inferno, non appena supera la porta famosa su cui c'è scritto "Lasciate ogni speranza, voi ch' entrate".
Nei pressi del fiume Acheronte, il primo fiume infernale, trova una schiera di anime malvagie e un'oscura figura che si avvicina:
"Ed ecco verso noi venir per nave un vecchio bianco per antico pelo, gridando: "Guai a voi, anime prave! Non isperate mai veder lo cielo! I' vegno per menarvi ll'altra riva, nelle tenebre eterne, in caldo e in gelo."
"Caron dimonio, con occhi di bragia, loro accennando, tutte le raccoglie: batte col remo qualunque s'adagia"
Dante rappresenta il traghettatore infernale come un vecchio, con capelli e barba lunga e bianca, occhi infuocati come quelli di un demonio severo che colpisce chi tarda a salire sulla sua nave.
Il suo ruolo era proprio quello di trasportare le anime dei malvagi da una riva all'altra del fiume Acheronte, dietro il pagamento di un pedaggio.
Questo fatto mi riporta ad un'altra tradizione greca: secondo i Greci, infatti, ogni morto doveva essere sepolto con un obolo (una moneta greca) sotto la lingua oppure due monete sugli occhi.
Queste monete servivano al defunto proprio per pagare il pedaggio a Caronte ed essere così traghettati sull'altra sponda del fiume.
In caso contrario (cioè se non avessero avuto con sè le monete) erano condannati a vagare senza pace nel regno dei morti. 
Adesso mi chiedo: perchè chiamare un'ondata di calore Caronte?
Forse solo perchè si tratterà di un caldo infernale?

giovedì 10 maggio 2012

Il mito di Prometeo

C'è grande attesa per il film che nei prossimi mesi uscirà nelle sale cinematografiche: Prometheus.
Si tratta di un film di fantascienza (non fra i miei preferiti), ma ciò che mi ha portato a scrivere questo post è legato principalmente al titolo.
Il nome Prometeo mi ricordava qualcosa che ho studiato a scuola.
E in effetti non mi sbagliavo.
Ho fatto un po' di ricerche su un libro di miti e leggende e ho scoperto il mito di Prometeo.
Prometeo è un titano, figlio di Giapeto e Climene.
Nella mitologia viene presentato come un dio amico dell'uomo e infatti Zeus gli diede proprio il compito di forgiare l'uomo dal fango e di dargli vita col fuoco divino.
Egli, in virtù di questo amore verso la specie umana, donò loro l'intelligenza e la memoria, ma ci fu un episodio che lo portò ad essere odiato dagli stessi dei: Prometeo rubò il fuoco dall'Olimpo e lo donò agli uomini.
Per queste ragioni Zeus lo fece catturare, lo legò sul Caucaso e lo trafisse con una colonna, condannandolo ad essere divorato da un'aquila.
Al mito di Prometeo è legato anche quello del vaso di Pandora.
In realtà, il famoso vaso apparteneva allo stesso Prometeo che in esso aveva racchiuso tutti i mali che potevano tormentare gli uomini, come la malattia, la pazzia, la morte.
Pandora, che era bella ma stupida, per pura curiosità lo aprì, facendo uscire tutti questi mali che si sparsero così tra gli uomini.
Solo la speranza rimase all'interno del vaso, sostenendo così da allora gli uomini nei momenti più difficili.

martedì 15 novembre 2011

Platone: il mito della caverna

Uno dei punti chiave del pensiero di Platone è certamente rinchiuso nel mito della caverna.
Chi ha studiato filosofia al liceo o all'università ha sicuramente cercato di comprendere il messaggio racchiuso in questo mito del filosofo greco, allievo di Socrate.
Il mito della caverna racconta, appunto, di una caverna nella quale ci sono degli uomini incatenati, che non possono muoversi e che possono guardare solo davanti a loro.
Alle loro spalle c'è un muro e oltre quel muro un fuoco.
Tra il muro e il fuoco ci sono degli altri uomini che tengono in mano delle forme (cani, gatti, alberi, ecc...).
Gli uomini prigionieri vedono le forme proiettate sul muro e credono che ciò che vedono sia la realtà.
Ma il filosofo stesso inizia a mettere in discussione tutto e cerca di andare oltre quelle ombre per scoprire la vera realtà.
Il filosofo è quell'uomo che, ormai libero, esce dalla caverna e vede il Sole, che per Platone è il simbolo del bene e della verità.
Ma, una volta tornato nella caverna, resta accecato dalla luce del Sole e si muove all'interno di essa come un matto, mentre gli altri uomini che conoscono solo delle ombre riescono a muoversi tranquillamente.
Il messaggio che Platone vuole darci è che il mondo, la vita che viviamo altro non è che un'apparenza, un sogno, una proiezione di un mondo diverso, reale, concreto.
Ma chiunque arrivi alla conoscenza e cerchi di condividerla con altri è destinato a fallire o, addirittura, alla morte, proprio come Socrate che bevve la cicuta dopo esser stato condannato a morte per il semplice fatto di voler liberamente condividere il proprio sapere di non sapere con i giovani di quei tempi.
Un mito che è stato applicato in tantissimi film: da Matrix con Keanu Reeves a The Truman Show con Jim Carrey.
Anche il film d'animazione Wall-E utilizza questo mito per rappresentare un'umanità del futuro, bloccata in un'astronave e ormai incapace di muoversi e di fare le cose più semplici che un essere umano possa fare.
Un mito che ci fa riflettere e che ci dice di andare oltre le apparenze delle cose che vediamo e viviamo, di andare a fondo per coglierne l'essenza.

venerdì 22 luglio 2011

Cassandra: la profetessa inascoltata

La mitologia mi ha sempre molto affascinato con le sue leggende e le sue storie, spesso tanto drammatiche.
Quella di Cassandra è una di quelle storie davvero affascinanti.
Cassandra è una figura della mitologia greca, figlia di Ecuba e di Priamo, il re di Troia.
E' famosa per le sue doti di preveggenza.
Si narra, infatti, che Cassandra fosse amata dal dio Apollo il quale, per guadagnare il suo amore, le donò la dote profetica.
La giovane, però, una volta ottenuto questo incredibile dono, si rifiutò di concedersi a lui, scatenando così l'ira del dio, il quale, per punirla, le sputò sulle labbra, condannandola a restare sempre inascoltata.
Il dramma di Cassandra è proprio quello di conoscere il futuro, ma di non trovare mai nessuno che le creda.
Nel corso della sua vita, predisse che il cavallo che gli Achei avevano donato ai Troiani era pieno di uomini, ma non fu creduta.
Anzi, Priamo, suo padre, la considerò una profetessa di sventure e fece entrare il cavallo nella città.
Sappiamo tutti come andò a finire.
Oggi l'appellativo "Cassandra" viene attribuito a quelle persone che pur annunciando eventi sfavorevoli previsti, non vengono credute; così come la sindrome di Cassandra è quella condizione in cui una persona formula ipotesi pessimistiche ed è convinto di non poter far nulla per evitare che si realizzino.

giovedì 10 febbraio 2011

Cos'è l'amore? Platone lo spiegò ne "Il mito degli androgini"

Da un commento al mio post sullo spot dei Baci Perugina è nata la voglia di scrivere quest'altro post, ancora una volta dedicato all'amore.
Il commento parlava non tanto dell'amore, ma del bisogno d'amore che i single (innamorati ma non ricambiati o soltanto innamorati dell'amore) hanno, del digiuno del bel sentimento che sentono dentro di sè e che non li porta ad invidiare, essere gelosi di chi invece è così preso da questo sentimento così accecante, ispirazione di tanti film,  di tante canzoni, di tanti componimenti, nel passato così come ancora oggi.
Molti dicono che l'amore arriva quando meno te l'aspetti. Per questo è giusto continuare non solo a sperare, ma anche a creare le condizioni perchè lo si possa incontrare. Alla fine, tutti noi abbiamo la nostra metà.
C'è chi l'ha già trovata, chi crede di averla trovata, chi ancora la ricerca, chi non vuole trovarla ma vuole che sia lei a trovarla. Insomma, ce n'è per tutti.
E così, travolta da questi pensieri, nella mia mente è saltato fuori un ricordo di qualcosa che avevo studiato ai tempi del liceo, qualcosa di filosofico, ma che parlava di amore.
Grazie all'aiuto dei motori di ricerca ho finalmente dato un nome a questo ricordo: il mito degli androgini di Platone col quale il filosofo narra il motivo della ricerca di una persona con cui stare tutta la vita.
Questo mito è contenuto nel Simposio, un'opera di Platone in cui vari personaggi parlano dell'Amore. Nel nostro caso, è Aristofane a narrarlo.
Vi era infatti un tempo in cui esistevano tre generi: Maschio, Femmina e Androgino, che aveva entrambi i connotati. 
Il maschio discendeva dal Sole, la femmina dalla Terra e l’androgino dalla Luna.
L’androgino era felice, poiché completo.

Ma Zeus e gli Dei, gelosi della loro felicità, decisero di spaccarli in due.
Quando l’androgino fu diviso in due, ciascuna metà cercava la propria e cercavano di tornare di nuovo insieme, perchè insieme erano completi e felici.

Ognuno di noi così non è altro che una metà dell’uomo tagliato. O della donna tagliata.
E l'amore allora cos'è? Non è altro che la ricerca dell'intero, della nostra parte che ci è stata tolta!
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