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lunedì 27 aprile 2015

Gnammo, diventa chef a casa tua con l'home restaurant

E' proprio vero che proprio nei momenti di crisi nascono le migliori idee.
In una società che diventa più social e in cui si condivide tutto, anche il semplice fatto di mangiare diventa un evento collettivo.
Stiamo parlando della nuova iniziativa che si sta diffondendo piano piano in tutta Italia e che prende il nome di Home Restaurant.
Gnammo, la piattaforma dell'Home Restaurant
Già il nome ci fa capire in parte di cosa parliamo: si tratta della possibilità che viene offerta a chiunque di essere chef per una sera (o magari per più volte) proprio a casa vostra.
In pratica, si organizza una cena o un pranzo, indicando le portate, il numero minimo e massimo di partecipanti e il costo a persona per mangiare.
In questo modo, avrete ospiti a casa (magari non solo amici, ma anche dei perfetti sconosciuti) e potrete far assaggiare agli altri la vostra cucina, con un ritorno economico.
Una delle piattaforme italiane più diffuse e dedicate all'argomento è Gnammo.
Gnammo offre la possibilità di organizzare pranzi, cene e qualsiasi altro evento nella propria abitazione. 
Non spaventatevi perchè non serve essere dei cuochi stellati, ma solo avere voglia di mettersi in gioco. E lo si può fare non solo come Cook, ovvero come cuochi, ma anche come Gnammers, ovvero come ospiti.
In effetti, è possibile acquistare un posto o più in uno dei tanti eventi presenti sulla piattaforma, pagare tranquillamente con Paypal o carta di credito; così come creare un evento è estremamente semplice.
Naturalmente, alla piattaforma andrà un 12% del tuo incasso e devi comunque assumerti la responsabilità della qualità dei prodotti.
Ma d'altronde, la cucina è sperimentare e allora buttiamoci a capofitto!

mercoledì 15 aprile 2015

Pizza o Happy Meal? Ecco lo spot partenopeo pro pizza

Pizza o Happy Meal?
Gli spot pubblicitari, negli ultimi anni, sono in grado di far discutere e sollevare anche questioni non sempre così facili da risolvere.
L'ultimo spot che ha fatto inorridire molti Italiani è stato quello realizzato da McDonald's: in questo video si vede una famiglia composta da moglie, marito e figlio che sono seduti ad un tavolo in pizzeria. Il cameriere chiede cosa vogliono ordinare, ma nessuno risponde. E quando chiede al bambino questi gli risponde un Happy Meal, ovvero uno dei prodotti McDonald's che contiene al suo interno un panino, un contorno, un dessert e una bevanda, oltre ad un simpatico regalo.


Naturalmente, ciò ha fatto indignare tutti i pizzaioli del mondo e non solo perchè è davvero impossibile comparare due prodotti così diversi col fine di screditare la pizza, simbolo della tradizione culinaria italiana.
E così, dopo tutte queste chiacchiere, arriva la risposta di un food-blogger partenopeo Egidio Cerrone, che ha realizzato uno spot simile, ma sicuramente più divertente.


In questo spot si vede un bimbo in fila ad un McDonald's con una faccia quasi disgustata che, arrivato alle ordinazioni, dice: "Papà, ma ch'amma fa cu' sta schifezza? Io voglje ‘a pizza!"!
E dopo si vede la goduria nell'assaggiare una bella pizza a portafoglio con un prezzo indicativo di un euro, al massimo un euro e cinquanta.
Voi cosa preferite?

venerdì 7 novembre 2014

Expo 2015, lo spot con la voce di Antonio Albanese

In questi giorni sta passando in tv uno spot davvero carino: sin dall'inizio avevo capito benissimo che facesse riferimento all'Expo 2015 che si svolgerà a Milano dal 1° Maggio al 31 Ottobre in quanto protagonista dello spot è proprio il cibo.

Lo spot per Expo 2015
In effetti questo evento è completamente dedicato all'alimentazione: nel video il cibo viene visto in tutte le sue sfaccettature e a raccontarlo è Antonio Albanese che ci mette la sua voce.
Le immagini fanno il resto e inducono a soffermarci sull'importanza del cibo oggi, invitandoci a sprecare di meno e a far sì che tutti abbiano da mangiare.


"Il cibo è fame, il cibo è dolce e amaro, il cibo è ricco e povero, il cibo è scoperta, è viaggio, il cibo è colore, il cibo è gioia, il cibo è terra e mare, il cibo è scambio, il cibo è denaro, il cibo è spreco, il cibo è acqua, il cibo è Nord e Sud, il cibo è Est e Ovest, il cibo è fast e slow, il cibo è casa e strada, il cibo è gioco e lavoro, il cibo è festa, il cibo è moda, il cibo è presente e futuro, il cibo è mio, il cibo è tuo, il cibo è di tutti perchè il cibo è vita."

lunedì 28 luglio 2014

Latte di soia, è boom di vendite

Negli ultimi tempi in Italia così come in altre parti del mondo si è registrato un netto calo nelle vendite del latte fresco e di quello a lunga conservazione.
Esattamente, le vendite di latte fresco sono diminuite del 6% e quelle del latte a lunga conservazione del 2,7%: ad aumentare sono, invece, le vendite del latte alternativo, ovvero quello di soia (+13,8%), di mandorle e di riso.
La principale motivazione legata a questo cambiamento di gusti sta nell'alta percentuale di persone intolleranti o allergiche al lattosio.
Ma bere solo latte di origine vegetale non è proprio un toccasana: secondo alcuni studiosi, il latte animale è buono e fa bene al nostro organismo in quanto contiene proteine, fosforo e calcio, utili nella prevenzione della menopausa.
Per questo motivo è opportuno integrare il latte animale con quello vegetale: quest'ultimo contiene molecole simili agli estrogeni vegetali in grado di prevenire tumori al seno e alla prostata, oltre a contrastare il colesterolo.
Insomma, non prodotti sostitutivi, ma complementari.

venerdì 18 ottobre 2013

Conflict kitchen: solo cibo dei Paesi in guerra con gli USA

Dopo il ristorante di Brooklyn in cui la regola principale è mangiare stando in silenzio per tutta la durata del pasto (vedi Eat), a Pittsburgh, in Pennsylvania è nato un take away originale: si chiama Conflict kitchen.

Insegna del Conflict Kitchen per Cuba
Come suggerisce il nome, questo ristorante, nato dall'idea di Jon Rubin, professore di Arte, è un temporary restaurant che cambia cucina, nome e allestimento ogni 2 mesi e serve solo la cucina di tutti quei Paesi che sono in guerra con gli Stati Uniti d'America.
Finora c'è stata la cucina dell'Afghanistan, dell'Iran, del Venezuela, e adesso è Cuba ad essere protagonista.
Insegna del Conflict Kitchen per Afghanistan
Insegna del Conflict Kitchen per Iran
Insegna del Conflict Kitchen per Venezuela
Di ogni Paese non si finisce col conoscere solo il cibo e la cucina tipica, ma i clienti vengono coinvolti anche nella cultura, nella politica e sui temi rilevanti di quel Paese attraverso eventi, performance e discussioni e piccoli opuscoli. 
Spesso gli stessi cibi acquistati vengono avvolti in fogli di giornale sui quali ci sono le interviste agli esponenti politici Usa sul conflitto del momento, in modo tale che l'esperimento di divulgazione sia bipartisan.
Attualmente la versione è quella cubana e con essa si sta avvicinando la clientela al cibo, alla cultura e al pensiero di chi vive a Cuba e di coloro che sono emigrati negli Stati Uniti.
Come è normale che sia, spesso i pensieri e le parole risultano essere complicate e contradditorie a seconda del punto di vista; ma tutto questo non fa altro che riflettere la gamma di sfumature di pensiero presenti in ogni Paese.
Dopo Cuba, toccherà al Nord e Sud Corea e alla Palestina e Israele.

Per chi sia interessato il Conflict kitchen si trova a questo indirizzo: 221 Schenley Dr, Pittsburgh, PA, USA 15213

martedì 15 ottobre 2013

Eat, il ristorante dove regna il silenzio

In un mondo che va sempre più veloce ed è sempre più rumoroso, c'è chi ritorna al silenzio, al piacere di guardarsi negli occhi, accarezzarsi e mangiare senza proferire parola.
Succede a Brooklyn in un ristorante chiamato semplicemente Eat (mangiare in inglese).
Cosa ha di straordinario?
Home page di Eat
Eat è un locale dove regna il silenzio e dove ogni cliente può assaggiare prodotti sani e biologici.
Il menu di Eat cambia ogni giorno e presenta ingredienti organici di produttori e coltivatori locali, ma non è solo il cibo ad essere locale e genuino: anche l'ambiente, le posate, i piatti, i bicchieri, tutto è rigorosamente fatto a mano e realizzato da artisti del posto.
Tutto questo rende questo posto unico al mondo, un luogo dove per un'ora e mezza bisogna dedicarsi totalmente al cibo, cercando di evitare qualsiasi conversazione, in totale contrasto con il caos e il traffico che sta al di fuori di quel ristorante che ricorda tanto un monastero.
In effetti, il suo proprietario è un giovane, Nick Nauman, che dopo aver fatto colazione con dei monaci in un monastero dell'estremo Oriente, ha capito e apprezzato l'importanza del silenzio.
E così mentre si mangia da Eat gli unici rumori che si sentono sono quelli che provengono dall'esterno o quello di una posata che sbatte su un piatto.
Per il resto, per 90 minuti ci si dedica a se stessi e a conclusione del pranzo o della cena Nick si avvicinerà al vostro tavolo e vi ringrazierà con le mani congiunte con un semplice Namaste.
Ad Ottobre Eat sbarcherà anche a Londra.
Per il momento lo trovate solo a questo indirizzo: 124 Meserole Avenue, Greenpoint, Brooklyn 11222.

lunedì 30 settembre 2013

Spot Nutella 2013: personalizzala con il tuo nome

Prima c'è stata la Coca Cola che con le bottiglie e le lattine personalizzabili ha incrementato le sue vendite, adesso tocca a un altro grande nome di uno dei prodotti più conosciuti in tutto il mondo: la Nutella.
Da qualche giorno, infatti, in tv stanno mandando il nuovo spot dell'azienda italiana che conserva in sè la tradizione e l'attenzione alla famiglia.


Si parte da un bimbo, Stefano, che fa colazione con pane e Nutella; la voce fuori campo dice: "sei nato Stefano, poi è arrivata la tua sorellina e sei diventato Fefè".
Nel corso dello spot quel bambino viene chiamato in tanti modi: con il suo cognome, Bianchi, dalla maestra di scuola o "quattr'occhi" dai compagni di scuola. E poi è arrivata lei, la prima fidanzatina, che lo ha chiamato "amore", "cucciolo" o "cuoricino"; è diventato "capo" e anche "papà".
Ma anche se in tutti questi anni della sua vita è stato chiamato in tanti modi, per Nutella resta sempre Stefano, quel Stefano a cui piace tanto far colazione con Nutella.
Il tutto per presentare la nuova campagna di Nutella che permette ai suoi clienti di personalizzare il barattolo con il proprio nome (proprio come ha fatto la Coca Cola).
Mica male come idea.

giovedì 20 giugno 2013

Masserie sotto le stelle in Puglia

Cosa c'è di meglio che trascorrere una serata sotto le stelle, tra balli, canti e degustazione di prodotti tipici pugliesi?
Tutto ciò è possibile anche quest'anno per la 3°edizione dell'iniziativa "Masserie sotto le stelle" che si terrà il prossimo 22 Giugno presso le masserie didattiche della Puglia, aderenti all'evento.
Ma cosa si fa in questa serata sotto le stelle?
Si assiste alla mungitura e alla preparazione del formaggio, si impastano il pane e le focacce pugliesi e si assaggiano i sapori di questa terra meravigliosa.
Le masserie sono dei veri e propri musei della civiltà contadina, quasi dei templi dell'educazione alimentare, alcune risalenti al 1700 , altre sono ville di campagna risalenti al 19esimo e 20esimo secolo.
Una serata in queste masserie è un vero e proprio tuffo nel passato, in quelle attività rurali da cui ci siamo tanto allontanati.
L'evento abbraccia tutte le 6 province della Puglia e offre un vasto e vario programma, visualizzabile sul sito ufficiale http://www.masseriesottolestelle.com/programma/.

martedì 26 marzo 2013

Giappone: Mr Kanso e il cibo in scatola

Dal Giappone arriva un nuovo tipo di ristorante: la catena si chiama Mr. Kanso.
Cosa c'è di straordinario in questa catena di ristoranti?
Il cibo.
Infatti, dimenticate i camerieri, i piatti ben guarniti e saporiti e il servizio a tavola: sì perchè da Mr. Kanso si mangiano solo scatolette di cibo.
Sugli scaffali ce ne sono 350 varietà diverse, provenienti da ogni parte del mondo: si trovano le ostriche affumicate, i cheeseburger, i ravioli ripieni e tanto altro.
Tutto rigorosamente sigillato in scatolette (da qui deriva il nome di canned  food, cibo in scatola), ordinabili direttamente dal menu.
Dopodichè, arriverà il "cameriere" a prendere la scatola e ad aprirla davanti a voi e... buon appetito.
Finora ne sono stati aperti 23 in Giappone, ma tante altre aperture sono in programma.
Il successo di questo nuovo modo di degustare i piatti deriva dagli investimenti iniziali molto contenuti, circa 25 mila euro e l'assenza quasi totale dei costi di gestione: nessuna cucina in attività e nessuno chef da pagare.
E in effetti anche il conto non è mica salato: basteranno 15 euro o poco meno per assaporare la cucina di tutto il mondo.
Anche se la qualità non è certo quella dei tipici piatti italiani.

mercoledì 27 febbraio 2013

Giappone: la cucina giapponese

Non si può andare in Giappone senza provare la sua cucina, ricca di tantissimi piatti, tutti diversi fra loro.
Spesso accade di collegare al Giappone soprattutto il sushi e il sashimi, ma sappiate che c'è ben altro, anche molto più buono.
In Giappone, data la difficoltà nel comprendere la lingua e il menu stesso, i vari locali presentano al loro esterno elementi che vi possono aiutare nel capire di che genere di locale si tratta: presso delle birrerie troverete delle lanterne rosse o casse di birra oppure potete trovare l'immagine di una mucca che sta ad indicare uno sukiyaki.
Ma vediamo nello specifico i piatti che non potete assolutamente perdervi:
Shokudo
  • Shokudo: si tratta di un locale che espone in vetrina i piatti del menu in plastica e che ha un costo molto basso. Solitamente in questi posti si ordina il pasto del giorno o il pasto a menu fisso (teishoku);
  • Izakaya: è la classica birreria dove consumare un pasto informale in un'atmosfera cordiale. Si riconosce dalla facciata rustica e dalle lanterne rosse esposte all'esterno, oltre che dalle casse di birra o di sakè impilate all'esterno;
Yakitori-ya
  • Yakitori: si tratta di spiedini di pollo e verdure alla griglia. Un pasto non molto abbondante, più uno spuntino per accompagnare la birra o il sakè. Solitamente questo viene servito negli izakaya, ma nei locali specializzati in yakitori (chiamati yakitori-ya) ci si siede uno accanto all'altro intorno al bancone, mentre si osserva il cuoco preparare i piatti. Si riconoscono dalla lanterna rossa esposta all'esterno e dal forte odore di pollo arrosto;
Un piatto di sushi
  • Sushi e Sashimi: è il piatto forse più famoso del Giappone e si tratta di un piatto a base di pesce. Esistono due tipologie di sushi: il nigiri-zushi che consiste nel pesce crudo servito su una polpetta di riso bollito di forma allungata, e il maki-zushi, avvolto in un foglio di alga essiccata. Insieme alle varie porzioni di pesce, spesso vengono servite foglie di zenzero, utili a rinfrescare il palato;
Ramen
  • Ramen: è un piatto importato dalla Cina che consiste in un piatto di tagliolini cotti in un brodo di carne e accompagnati da altri ingredienti, come porri e germogli di soia. Anche qui si è soliti sedere uno accanto all'altro intorno ad un bancone ed è inevitabile il rumore del brodo sorbito dai clienti;
Tonkatsu
  • Tonkatsu: è una cotoletta di maiale impanata e fritta, servito con una speciale salsa. Un piatto che piace molto agli occidentali perchè più vicino alla nostra cucina;
Okonomiyaki
  • Okonomiyaki: è simile solo nella forma alla nostra pizza, in realtà si tratta di foglie di cavolo cucinate su una piastra con una pastella a base di acqua, farina e uova a cui si aggiungono altri ingredienti, come uovo, verdure di vario tipo, zenzero, cipolle e tanto altro;
Gyoza
  • Gyoza: si tratta di ravioli giapponesi, ripieni di carne e verdure, da intingere poi in una salsa di soia.

martedì 25 settembre 2012

Food craving: la fame compulsiva

Quante volte vi è capitato di essere sopraffatti da un'indescrivibile voglia di mangiare qualcosa?
Quasi sempre i cibi più desiderati sono quelli che fanno più male al nostro organismo.
Perchè?
La scienza si è messa a studiare questi comportamenti ed ha ottenuto dei risultati davvero interessanti.
Partiamo col dire che le donne sono più fragili degli uomini: in effetti, il 100% delle donne contro il 75% degli uomini ha confessato di aver avuto il desiderio incontrollabile di un alimento almeno una volta in un anno.
Ciò che cambia tra uomini e donne è sostanzialmente la scelta di cosa mangiare in quei momenti: mentre le donne preferiscono maggiormente cibi come la cioccolata e la pizza, gli uomini scelgono, oltre a questi, anche molta carne e pollo.
La tendenza a divorare alcuni cibi per placare il desiderio incontrollabile di mangiare è conosciuta come food craving ed è la prima tra le cause di fallimento di moltissime diete, oltre che causa di obesità e bulimia.
E così ci si chiede: ma perchè nasce questo desiderio di mangiare questi cibi?
I capisaldi di questa ricerca sono 4:
  • alcuni alimenti attivano le stesse reazioni provocate dall'alcool e dalla droga;
  • nessuno è immune a queste tentazioni;
  • mentre un uomo, dopo aver mangiato, si sente soddisfatto nell'85% dei casi, la donna solo nel 57% e ciò è da ricollegare nei sensi di colpa che proviamo subito dopo;
  • nella maggior parte dei casi mangiamo perchè suggestionati.
E allora come si può evitare del tutto o in parte di avere questi attacchi di fame compulsiva?

Ecco 4 consigli:
  1. mangiate una quantità piccola del cibo che desiderate fortemente;
  2. annusate della menta per ingannare l'olfatto;
  3. fate attività fisica così il vostro desiderio di fronte ai cibi diminuirà;
  4. chiudete gli occhi e visualizzate l'oggetto del desiderio: ciò vi soddisferà.
Ma sarà davvero così?
Io ricordo una famosa frase di Oscar Wilde che affermava: "Il miglior modo per resistere alle tentazioni è cedervi".
Mah!

lunedì 20 febbraio 2012

Dinner & movie: cenare al cinema

Da alcuni anni a questa parte, il mondo del cinema continua a lamentarsi del calo di biglietti venduti, a causa della pirateria.
E così, se il 3D non ha portato i risultati sperati, ecco che un'altra idea nuova viene, come sempre, dall'America: il dinner & movie, in italiano cena e cinema.
In cosa consiste?
Non è poi così tanto difficile arrivarci: l'idea prevede la possibilità di cenare al cinema durante la visione di un film.
In questo modo, vengono messi da parte patatine, coca cola, snack, popcorn e stuzzichini di ogni tipo per far posto ad un vero e proprio menu.
Naturalmente, è necessario che le pietanze possano essere mangiate al buio e senza fare troppo rumore, sia con la bocca che con le posate.
E così ci sono i finger food, ovvero quei cibi che possono essere mangiati con le mani; i fork food per i quali è richiesto l'uso della forchetta e gli spoon food, ovvero i dessert che posso essere mangiati con il cucchiaio.
Per ordinare, basterà premere il pulsante rosso posto sul tavolo o sulla poltrona e il cameriere verrà a prendere le ordinazioni.
In alcuni è possibile consumare la cena stando comodamente seduti sulla poltrona o sui sofà.
Di cinema così ce ne sono parecchi nel mondo: soprattutto in America, nelle città di Seattle, di Chicago, di New Orleans e New Jersey; altri sono distribuiti tra Mumbai, Mosca, in Thailandia e in Australia.
L'ultimo nato è The Lounge, a Londra: una sala da 50 posti dove sarà possibile guardare il film e cenare come se si stesse sul divano di casa.
Basterà tutto ciò a rilanciare il settore cinematografico?

venerdì 27 gennaio 2012

Mangiare con le mani

Sin da piccoli i nostri genitori ci hanno insegnato che è buona educazione mangiare con le posate, evitando così di toccare il cibo con le mani.
Così come poco educato è sentire il risucchio quando mangiamo delle zuppe o far rumore con la bocca durante la masticazione del cibo.
Beh, sappiate che queste regole valgono solo per quella parte della società occidentale.
Sì perchè per esempio in India, in Etiopia e nel Medio Oriente, le posate sono bandite dalle tavole: per mangiare bisogna usare le mani.
Naturalmente, non tutta la parte della mano, ma solo il pollice, l'indice e il medio.
E' buona norma, comunque, lavarsi prima le mani, fare una preghiera di ringraziamento e poi passare ad assaggiare le delizie presenti in tavola.
Pare che l'uso delle mani per assaggiare i cibi porti ad un coinvolgimento dei sensi più profondo: si entra in contatto con ciò che si sta mangiando, si sente il calore del cibo e lo si apprezza di più e sotto anche altri punti di vista.
Un modo per coinvolgere non solo il senso del gusto e dell'olfatto, ma anche quello del tatto.
Per quanto mi riguarda, ci sono cibi che non riesco a mangiare con le posate, tipo la pizza e le patatine fritte.
Eppure, son sicura che debba essere divertente mangiare tutto con le mani.
E' un po' come tornare bambini!

mercoledì 18 gennaio 2012

Al Festival del cibo le bandiere da mangiare

A Gennaio, si sa, è tempo di diete e di palestra, ma non ho potuto resistere alla tentazione di questi bellissimi piatti, realizzati in Australia durante il Festival Internazionale del cibo.
Non sono piatti come tanti e lo potete notare anche voi guardando le immagini in basso: infatti, vengono utilizzati quelli che sono i prodotti tipici di una nazione per sponsorizzarli e farli assaggiare ai visitatori e, al tempo stesso, si crea con gli stessi prodotti la bandiera del Paese.
Questa è la bandiera della Svizzera: non poteva non mancare il famosissimo formaggio coi buchi, tipico del Paese.
Questa è la bandiera del Brasile: troviamo in questo piatto i frutti tropicali come l'ananas e il lime, disposti su un tappeto di foglie che ci fanno pensare all'Amazzonia.
E questo è il piatto dedicato al Giappone con il sushi protagonista.
E l'Italia
C'è un piatto, naturalmente anche per l'Italia.
Straordinario: i 3 colori della bandiera italiana vengono sostituiti dai tre ingredienti base della pasta al pomodoro: il verde è reso dal basilico, il bianco dagli spaghetti, il rosso dai pomodorini.
Solo a vedere questi piatti, mi viene fame!!!

domenica 20 novembre 2011

Ho voglia di cioccolato!

Chi di voi non ha avuto mai una estrema voglia di cioccolata?
Poi in inverno, col freddo, non ne parliamo, con le cioccolate calde, che riscaldano e tirano su il morale!

C'è chi, addirittura, si sveglia di notte per assaggiare un cucchiaino di Nutella (anche un cucchiaio o più) e chi mangia una stecca intera di cioccolata.
Non importa se con le nocciole, al latte, fondente o bianca: quando si ha voglia di cioccolato, non si guarda in faccia alla tipologia.
Molti studiosi affermano che il desiderio di cioccolata sia da paragonare ad una droga: è difficile smettere di mangiarne.
Solitamente questa voglia di cioccolato ci viene soprattutto nei momenti di sconforto: infatti, il cioccolato aumenta il livello di serotonina, la molecola del buonumore.
Basta mangiare un po' di cioccolato e torna il sorriso; però poi per restare sempre felici dovremmo farci le trasfusioni di questa delizia culinaria.
E poi con il peso forma come la mettiamo?
Pensate che c'è differenza tra chi desidera la cioccolata fondente e quella al latte: i primi hanno una personalità vivace ed estroversa, i secondi sono, invece, più tranquilli e introspettivi.
E poi ci stanno quelli che vorrebbero immergersi in una vasca piena di cioccolata o chi vorrebbe assaggiarla in  modi diversi e sfiziosi.
Tutti hanno comunque un unico desiderio: CIOCCOLATO!


venerdì 14 ottobre 2011

Le misure della pizza


La pizza.
Solo il nome mi fa venire l'acquolina in bocca.
La pizza è forse il prodotto simbolo dell'Italia, insieme agli spaghetti sicuramente.
Si pensa che la pizza sia nata a Napoli e, sebbene sia nata come pizza Margherita, condita solo da pomodoro, mozzarella e basilico, oggi ne esistono di tutti i tipi: la Marinara, la Capricciosa, la Diavola, la Boscaiola, la Messicana.
Ognuna di questa ha i suoi ingredienti che vanno dal dolce al salato, dai capperi alle acciughe, dal prosciutto alla panna da cucina, dai funghi alla salsiccia.
Insomma, avete solo l'imbarazzo della scelta.
Nicola Sorrentino, considerato il dietologo dei Vip, in tutti i suoi libri ribadisce che mangiare la pizza fa bene, purchè questa sia fatta con i giusti ingredienti e con la giusta lievitazione.
Aggiunge, inoltre, che la vera pizza debba essere poco condita, poco salata e mangiata al dente per masticarla di più.
Addirittura arriva a dare le misure della pizza perfetta:

  • uno spessore di 0.3 cm
  • un diametro di 35 cm
  • un cornicione di 1/2 cm.
Non ci resta che godere di questa bontà della cucina italiana.

Buon appetito!


lunedì 3 ottobre 2011

La storia della Nutella

E se vi dicessi Nutella?
A me questa semplice parola fa venire un sorriso immenso e mi offre una sensazione di piacere assoluta.
Chi non ha mai assaggiato un po' di Nutella nella sua vita?
La Nutella rappresenta un marchio italiano che ha raggiunto una popolarità mondiale, un po' come la Coca-Cola.
Ma come è nata?
Innanzitutto, dobbiamo partire da Alba, in Piemonte.
Nel 1945, il mastro pasticciere Pietro Ferrero inventa un dolce per poveri, il Giandujot, che può essere considerato l'antenato dell'odierna Nutella.
Un dolce nato come alternativa alla colazione dei contadini che erano soliti mangiare un po' di pane con qualche pomodoro.
Pare che l'idea di una crema morbida da spalmare sia nata da un episodio: il caldo faceva sciogliere il pane Giandujot, trasformandolo in crema.
E così, da allora, il prodotto, divenuto ormai una crema spalmabile, fu confezionato in barattoli.
Fu solo nel 1963 che il marchio Nutella fu depositato.
Il marchio nasce dalla fusione tra due termini: Nut è la traduzione inglese di nocciola, ingrediente essenziale della crema made in Italy, e Ella è una desinenza senza significato, che dà l'idea di qualcosa di buono.
Anche i colori del marchio non sono stati scelti a caso: la N è nera e richiama le nocciole, il resto è rosso per indicare calore ed energia.
Gli ingredienti della Nutella sono: Zucchero (56%), Olio vegetale (19%), Nocciole (13%), Cacao magro, Latte scremato in polvere (5%) e per il resto aromi.
Come per la Coca- Cola e altri prodotti, la Nutella possiede una ricetta segreta che è estremamente protetta all'interno della fabbrica di Alba.
L'enorme successo di questo prodotto di cui siamo fieri noi Italiani è anche legato alle confezioni usate dalla Ferrero: barattoli di vetro, trasparenti che mostrano chiaramente il contenuto e su cui spesso sono rappresentati personaggi dei cartoons; tutti barattoli o bicchieri che possono essere tranquillamente utilizzati sulle tavole degli Italiani.
L'eccezionalità di questo prodotto è sottolineata anche dallo slogan: "Che mondo sarebbe senza Nutella".
Sicuramente, un mondo meno dolce e sorridente.

Leggi anche l'articolo "Storia della Nutella" http://cultura.biografieonline.it/nutella/ sul sito Biografieonline.it

martedì 26 luglio 2011

La ricetta del tiramisù

Oggi, 26 Luglio, è il mio compleanno: 25 anni, un quarto di secolo.
E così ho espresso un desiderio, sicura del fatto che ogni mio desiderio oggi viene realizzato.
Un desiderio goloso: ho chiesto alla mia mamma un buon Tiramisù.
Così ne approfitto per postarvi la ricetta di questo dolce tipicamente italiano, così buono e il cui nome è una garanzia: ti tira su il morale subito dopo un assaggio.

INGREDIENTI
  • 250 gr di mascarpone
  • una confezione di savoiardi
  • 3 tuorli di uovo
  • 4 cucchiai di zucchero
  • 2 cucchiai di farina
  • scorza di limone
  • cacao amaro
  • 3 tazzine di caffè
  • mezzo litro di latte
  • un po' di Marsala
RICETTA
Montate 3 tuorli di uovo con farina, zucchero e scorza di limone.
Aggiungete il latte e fate cuocere a fuoco lento fino a che la crema si addensa (circa 10 minuti).
Una volta che si è raffreddata, aggiungete il mascarpone e il Marsala e mescolate.
Dopo la preparazione della crema, mettete in una ciotola le tre tazzine di caffè non zuccherato e bagnate i savoiardi uno alla volta per disporli in una pirofila.
Completato il primo strato di savoiardi, aggiungete metà della crema pronta e procedete con il secondo strato di savoiardi.
Stendete l'altra metà della crema e spolverizzate la superficie di cacao amaro in polvere.
Tenetelo in frigo per un'ora circa prima di servirlo.
Vi assicuro che è una vera e propria delizia!

giovedì 20 gennaio 2011

Dunkin' Donuts: una realtà assente in Italia

Durante il mio viaggio negli Stati Uniti, tante sono state le cose nuove che ho visto.
Si sa ogni viaggio è in grado di regalarti nuove emozioni, nuovi scenari, insomma novità ed è proprio per questo che l'uomo è spinto a viaggiare: per il desiderio di conoscere nuovi mondi, esplorare, incantarsi davanti a cose mai viste prima.
Come dicevo, in quei 18 giorni tra lo stato di New York, del New Jersey e della Pennsylvania, osservavo ciò che mi stava intorno e mi è capitato di entrare in un Dunkin' Donuts: si tratta di una catena statunitense di venditori internazionali di caffè e di ciambelle ( per gli americani donut) fondata nel 1950 nel Massachusetts. E' considerata la maggior catena di caffetterie e di prodotti da forno al mondo che serve ogni giorno 2,7 milioni di clienti, con ben 6200 negozi sparsi sul globo.
Allora mi sono chiesta: ma come mai, in quest'era di globalizzazione, dove i popoli sono sempre più simili fra loro, in Italia non abbiamo nemmeno un negozio di questi?
In realtà, nel 1999, anche in Italia, precisamente a Roma, nacquero numerosi negozi Dunkin' Donuts, ma nel 2002 la società che li gestiva dichiarò il fallimento.
Il motivo dell'insuccesso di questa catena di caffetterie in Italia è uno ed è chiaro a tutti: agli Italiani non piace bere il caffè e qualsiasi altra bevanda calda in un bicchiere di plastica semplicemente perchè noi non consideriamo neanche la possibilità di bere il caffè per strada, fuori dal bar, mentre camminiamo o guidiamo.
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