mercoledì 9 maggio 2012

Google ricorda Carter, lo scopritore della tomba di Tutankhamon

Sono sempre stata un'appassionata dell'Egitto e di tutto ciò che ha a che fare con quella civiltà così avanzata e misteriosa.
Oggi, quando mi sono ritrovata di fronte alla home page di Google, mi si sono illuminati gli occhi.
Perchè?
Beh perchè semplicemente ho visto il nuovo doodle di questo 9 Maggio.
Il logo Google, oltre ad essere interamente grigio, viene portato in secondo piano, dietro una meraviglia di reperti egiziani, tutti catalogati con estrema cura dall'archeologo ed egittologo Howard Carter.
Ed è proprio a lui che Google dedica questo doodle, per ricordare il 138° anniversario della sua nascita.
Cosa ha reso così famoso quest'uomo?
Howard Carter ha visto realizzato uno dei suoi sogni più importanti, ovvero quello di scavare nella Valle dei Re e di ritrovare la tomba di Tutankhamon, il re fanciullo.
L'eccezionalità della sua scoperta sta nell'aver trovato una tomba faraonica rimasta inviolata dal XIV secolo a.C.
Naturalmente, oltre al ricco corredo funerario fatto di vasi canopi e statue di ogni genere, fu ritrovato e aperto il sarcofago d'oro di 110 Kg che conteneva al suo interno la mummia di Tutankhamon.
Ecco perchè quella di Howard Carter è stata considerata la scoperta archeologica più importante del XX secolo.
Ed è grazie a lui se oggi, al museo egizio de Il Cairo, possiamo vedere da vicino anche noi le meraviglie contenute nella tomba di Tutankhamon, così piena di misteri.

lunedì 7 maggio 2012

Le quattro stagioni di Arcimboldo

La settimana scorsa ho avuto modo di ritornare per la seconda volta a Parigi, la città dell'amour.
Tra la Tour Eiffel, Notre Dame e il Sacre Coeur, ho fatto una visitina anche al museo del Louvre, pienissimo di visitatori, la maggior parte dei quali curiosi di vedere dal vivo la Gioconda di Leonardo.
Ammetto che un salto nella sala dove si trova la Monnalisa l'ho fatto anche io, più che altro per fotografarla visto che la prima volta che la vidi era assolutamente vietato.
Ma tra i tanti dipinti presenti nell'ala dedicata alla pittura italiana, uno mi ha incuriosito: parlo de Le quattro stagioni di Arcimboldo.
Il nome sicuramente vi dirà poco, ma l'immagine vi porterà a ricordare uno spot di qualche anno fa, quello di Peperlizia di Ponti che riportava proprio un logo simile a questi quattro dipinti del pittore italiano.

Dall'immagine in alto, vediamo che le stagioni sono rappresentate da 4 profili diversi, ognuno dei quali con la frutta e le verdure tipiche della stagione.
Nella prima fila in alto, abbiamo a sinistra l'inverno e a destra l'autunno, mentre nella seconda fila, a sinistra l'estate e a destra la primavera.
Se le due stagioni in alto sono caratterizzate da tonalità scure, quelle in basso risaltano per i loro colori accesi e la loro vivacità.
Vediamo nel dettaglio:
L'INVERNO: questa stagione è rappresentata da un uomo anziano, che ha per viso un tronco, una stuoia di paglia per mantello, due funghi per la bocca.
I suoi capelli sono un groviglio di rami da cui scendono poche foglie verdi.
Non ci sono frutti proprio perchè in inverno la natura è spoglia.
Gli unici frutti rappresentati sono un limone e un'arancia, tipici frutti invernali dell'Italia.

L'AUTUNNO: questa stagione è rappresentata da un uomo: al posto del naso c'è una pera così come nel collo che è realizzato con mele e pere.
La bocca è ottenuta coi ricci delle castagne e i capelli con uva e viti, al di sopra dei quali c'è una zucca.
Il suo corpo è racchiuso in un tino, proprio ad indicare la vendemmia tipica dei mesi autunnali.

L'ESTATE: questa stagione è rappresentata da una donna che ha il grano per vestito. 
Il viso è ricco di frutta, verdure e ortaggi: l'orecchio è una melanzana, le guance una pesca, il naso un cetriolo, i capelli e le labbra delle ciliegie.
Dal suo petto spunta un carciofo.

LA PRIMAVERA: così come per l'estate, anche la primavera è una figura femminile.
Questa volta al posto della frutta ci sono i fiori: le labbra e la pelle del viso sono petali di rosa, così come i capelli che sono un bouquet di fiori di ogni tipo, una collana di margherite le cinge il collo e il suo abito non è altro che un insieme di foglie.


domenica 6 maggio 2012

P.I.D: la leggenda di Paul McCartney

L'altra sera, a Mistero, sono venuta a conoscenza di una leggenda che sinceramente non conoscevo: P.I.D ovvero Paul is dead (Paul è morto).
Il Paul in questione è Paul McCartney, uno dei quattro componenti del celebre gruppo inglese dei Beatles.
La leggenda dice che il 9 Novembre 1966 alle ore 5 del mattino Paul McCartney avrebbe avuto un incidente con la sua auto, la famosissima Aston Martin, e che sarebbe morto sul colpo.
Si narra, inoltre, che i Beatles abbiano nascosto la notizia, scomparendo effettivamente dalle scene fino al Dicembre 1966.
Dopo questo periodo di pausa, ritornarono molto diversi: non erano più i bravi ragazzi in giacca e cravatta, ma si presentarono al mondo in uno stile hippie.
Ci sono diversi indizi che fanno sorgere dei dubbi e ai quali nessuno è riuscito a dare una risposta.
Prima di tutto, c'è la celebre copertina di Abbey Road.
Come si può ben vedere nell'immagine sopra, ci sono i 4 Beatles che attraversano la strada sulle strisce pedonali: partendo da destra, c'è John Lennon, vestito di bianco, che rappresenterebbe un sacerdote; poi Ringo Starr, vestito di nero, che rappresenterebbe l'impresario delle pompe funebri; il terzo da destra è Paul e l'ultimo a sinistra George Harrison, vestito casual, a rappresentare il becchino.
La particolarità di questa copertina sta, oltre che nella simbologia degli abiti indossati dai Beatles, anche nella stessa figura di McCartney: è l'unico fuori passo (la gamba destra è avanti, mentre gli altri tre hanno la sinistra in avanti); ha una sigaretta nella mano destra nonostante lui sia mancino e, inoltre, è l'unico a camminare a piedi nudi: nella cultura orientale, solo i morti camminano scalzi.
Ma oltre a questo indizio, tanti altri sono gli indizi.
Un altro rilevante è sicuramente la copertina di Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band.
In questa copertina tanto colorata gli indizi sono tantissimi: al centro della figura, ci sono i 4 Beatles e solo Paul è frontale, mentre gli altri sono di 3/4; sulla sinistra troviamo sempre la band inglese, completamente vestita di nero e con un'espressione tristissima e proprio Paul appoggia la mano sulla spalla del compagno, come per sostenerlo nel dolore.
Ma l'indizio più importante contenuto in questa copertina è sicuramente il Drum Clue.
Nella carcassa al centro c'è scritto Lonely hearts, ma se si prende uno specchio rivolto verso l'alto e  lo si poggia sulla metà della scritta ecco cosa appare
I ONE IX HE DIE: questa semplice scritta potrebbe rappresentare proprio la data della morte di Paul McCartney.
11 9 he die ovvero 9 Novembre (nella datazione americana) lui morì o muore ( a seconda se lo si interpreta con he died o he dies).
Un'altra particolarità sta nel nome dell'artista ideatore del disegno della grancassa, un certo Joe Epigraph, il cui cognome sembrerebbe l'unione di due parole inglesi: Epitaph e Grave, cioè epitaffio della tomba.
Insomma, tanti indizi, tanti dubbi che crescono anche nelle analisi scientifiche che mettono a confronto foto e audio di McCartney, prima e dopo quella famosa data: tante sono le differenze nel volto, nel naso, nella distanza interpupillare, nei denti, nella stessa voce.
Se davvero Paul è morto quel 9 Novembre 1966, allora l'attuale McCartney chi è?
Un sosia che per somigliare quanto più all'originale è stato istruito e si è sottoposto a numerosissimi interventi di chirurgia estetica.
Realtà o leggenda?
Il dubbio rimane.
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