martedì 5 marzo 2013

Giappone: cosa vedere a Nikko

Se visitate il Giappone, oltre a Tokyo e Kyoto, una tappa fondamentale è Nikko.
Situata nel nord del Paese, la città è completamente immersa nelle montagne che fanno da palcoscenico per i numerosi templi e santuari presenti.
Nikko è la custode delle glorie del periodo Edo del Giappone (1600-1868) ed è meta di molti turisti, soprattutto in primavera e in estate, quando le nevi si sciolgono pian piano.
Di seguito trovate quelle che sono le principali attrattive della città, tutte molto vicine tra loro tanto che vi basteranno una mezza giornata per vedere tutto:
Shin-Kyo: il ponte sacro
  • Shin-Kyo: il ponte sacro è la prima attrazione. Un ponte rosso che attraversa il fiume Daiyagawa, nel punto in cui, secondo la leggenda, Shodo Shonin guadò il fiume sul dorso di due serpenti giganti;
Rinno-ji
  • Rinno-ji: è il primo tempio che si trova lungo il percorso che conduce al principale santuario. Vi si stanno svolgendo dei lavori di ristrutturazione che termineranno nel 2020. Al suo interno si trovano tre statue di Buddha in legno dorato alte 8 m;
Le tre scimmiette: non sento, non parlo, non vedo
  • Tosho-gu: questo è il principale santuario della città. Vi si accede tramite un torii imponente e al suo interno troverete diverse strutture: l'attrattiva principale sono gli altorilievi allegorici delle tre scimmiette: una si copre le orecchie, una la bocca, una gli occhi secondo il principio del buddhismo Tendai che prescrive di non dare ascolto alla malvagità, non vedere la malvagità, non parlare con la malvagità;
La cascata Kegon
  • La cascata Kegon: fuori da Nikko, a 15 Km circa, si trova il lago Chuzenji-ko, ma la maggior parte dei turisti arriva qui per ammirare la cascata Kegon, alta 97 m. Prendete l'ascensore e scendete a 100 m in basso per ammirare la cascata e la potenza dell'acqua dal basso. Questo sito è raggiungibile con l'autobus che parte dalla stazione di Nikko e che impiega circa 45 minuti.
Per raggiungere Nikko, prendete lo shinkansen Tohoku da Tokyo a Utsunomiya; di lì cambiate e prendete il treno locale per Nikko.
Per muovervi in Giappone, ancor prima di partire, prenotate il Japan Rail Pass, altrimenti gli spostamenti vi costeranno davvero tanto.

lunedì 4 marzo 2013

La Littizzetto sulla sentenza Thyssen

Anche ieri nel corso di "Che tempo che fa", il programma condotto da Fabio Fazio, c'è stato l'intervento di Luciana Littizzetto.
La comica torinese ha potuto finalmente tornare a parlare di politica e lo ha fatto discretamente: in particolare, lei, come tanti, si è chiesta: come è possibile che siano state rielette persone che ne hanno fatte di cotte e di crude? E che m*****a deve fare un politico per disgustare l'elettorato? Come fa la gente ad avere ancora fiducia?
Ma oltre questo, il finale del suo intervento è stato dedicato al processo della Thyssen e alla sentenza degli ultimi giorni che ha ridotto la pena agli accusati, scatenando la rabbia dei parenti delle vittime:


"Si è concluso il processo alla Thyssen, per il rogo terribile che il 6 Dicembre 2007 si portò via 7 persone.
Io non so se la sentenza sia giusta o sbagliata, non è compito mio, per questo ci sono i giudici e gli avvocati; però quello che so è che non voglio mai più leggere sui giornali che quella dei parenti delle vittime è stata un'incredibile "gazzarra" (baccano, chiasso) e che ci voleva un limite.
Al dolore non c'è limite, purtroppo.
Il dolore deve essere rispettato e accolto, anche se si grida per dare un confine al male.
Se ti riportano a casa tuo figlio dentro un sacco nero a pezzi o se ti fanno riconoscere tuo marito da un mignolo perchè solo quello è rimasto, urli e urli qualsiasi cosa.
Si chiede solo giustizia e giustizia è anche dare alle parole il giusto valore: quella non era una gazzarra, era solo dolore.
Dicono che in quest'ultimo anno le morti sul lavoro siano diminuite del 3%.
Peccato che non sia un fatto positivo: è solo che c'è molta meno gente che lavora.
In Italia l'unico modo per morire meno sul lavoro è lavorare meno."

Un doodle africano per Miriam Makeba

Google torna a deliziarci con i suoi doodle speciali e spesso finalizzati a ricordare qualche uomo/donna importante della storia.
Oggi il doodle  è dedicato ad una donna, Miriam Makeba, conosciuta soprattutto per il suo brano più famoso "Pata Pata", ma che ha dato un grande contributo all'Africa e alla lotta contro l'apartheid.
Proprio il suo successo la costrinse a vivere per ben 30 anni lontano dalla sua Africa e da Johannesburg perchè non era tollerabile che fosse diventata il simbolo di un popolo oppresso.
Solo su invito di Nelson Mandela nel 1990 ritornò nella sua Africa.
Nel corso della sua vita ha cantato in tutto il mondo per lottare contro l'apartheid e contro ogni violenza.
Morì nel 2008 a Castel Volturno dove poco prima si era esibita in un concerto contro la camorra.


Il doodle di oggi è statico e semplice, pieno di colori e fantasie africane, e in cui la seconda "g" è sostituita dall'immagine di Miriam Makeba mentre canta.
In questa giornata avrebbe dovuto festeggiare il suo 81esimo compleanno.
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